Tratto in ante prima dal mio diario estivo, non ancora ultimato.
In serata ci spostiamo verso la Riviera di Levante. Ho notizia di una nuova area di sosta per i camper che avrebbero aperto a Santa Margherita Ligure, nel parcheggio del campo sportivo. Trovare il posto non è difficilissimo, per chi come me conosce un po’ la città e soprattutto per chi si fa aiutare dal navigatore satellitare. Diciamo che i cartelli segnaletici non sono certo numerosi e se ne trova qualcuno solo alla fine, quando ormai non servono più. Per aggiunta le strade non sono molto adatte al transito di mezzi ingombranti come il nostro. La strada finisce con una strettoia e una rampa abbastanza ripida, per poi allargarsi nel piazzale del parcheggio dello stadio, a ridosso della ferrovia. Salta subito agli occhi una sporcizia indegna di una cittadina che non ha certo problemi di bilancio. L’area è abbondantemente cosparsa di stracci sporchi, vecchie pentole e contenitori di plastica vuoti. Per parcheggiare devo scendere a prendere a calci qualche barattolo di conserva.
Come raccontato più sopra abbiamo con noi un cane ferito, al quale tutti i giorni dobbiamo rifare bendaggio e medicazione, operazione non semplice, sia perché siamo inesperti in questo genere di cose, sia perché il paziente non è proprio tranquillissimo, a causa del bruciore provocato dal disinfettante. Mentre prepariamo il necessario ci guardiamo intorno e ci accorgiamo che i numerosi camper presenti, per quanto nuovi e di gran marca, sono tutti di famiglie di zingari. Poco male, mai avuto niente contro di loro, ma questa volta dovrò ricredermi.
Iniziamo le operazioni ambulatoriali e subito bussano alla porta. Vado ad aprire ma non c’è nessuno, salvo quattro marmocchi mezzi nudi e molto sporchi che scappano in ogni direzione ridendo. Chiudo e mi rimetto all’opera, ma la scena si ripete. Non deve accadere una terza volta perché perda la pazienza, cerco uno dei più probabili genitori e gli spiego la situazione. Probabilmente alzando un po’ la voce, ma il tizio appena accenno al cane ferito e a quello che sto facendo fortunatamente capisce. Dà quattro ordini secchi, di quelli che non ammettono replica e i marmocchi spariscono definitivamente. Ciò nonostante era evidente che l’azione di disturbo era commissionata dagli stessi genitori per farci sloggiare.
Ovvio quindi che dopo un numero simile non ci sentiamo di passare la notte qui, e tra l’altro fortunatamente non abbiamo ancora regalato soldi all’apposito parchimetro. Decidiamo di ripartire e di raggiungere San Rocco, vicino a Camogli e Ruta che sappiamo non esser molto distanti.
Mai delusione fu più grande in anni di camperismo, ma soprattutto di frequentazione di questo altezzoso borgo. Santa Margherita Ligure per me non è un posto qualunque, la frequento fin da bambino perché è il luogo dove viveva mia nonna paterna. E’ un posto stupendo, ma come tante altre località della zona si è un po’ troppo fatta prendere la mano, viziandosi, da un certo turismo d’alto rango. Fino a diventare altezzosa, con la puzza sotto il naso e a meritare l’appellativo di Superba ben più della suo storico capoluogo. Gli alberghi qui in giro hanno nomi altisonanti come Imperiale, Metropole, Excelsior Palace, e tariffe adeguate al loro titolo.
Vivere una situazione simile proprio qui da un lato mi ha fatto male, come una coltellata allo stomaco. Ma poi passata l’emergenza mi ha fatto ridere, alla fine come sempre tutto il mondo è paese. Ho pensato agli amministratori locali e alla loro grossa gatta da pelare. Ben gli stia.

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