A volte non c’è niente di meglio per scoprire luoghi interessanti che le buone carte stradali, anche se non sono proprio aggiornate. Non abbiamo mai abbandonato gli atlanti del Touring Club, quelli con la copertina verde scala 1:200.000 di un formato scomodo che non sai mai dove mettere, soprattutto in macchina. Ma hanno un dettaglio incredibile mai presente in altre pubblicazione, cartacee o elettroniche che siano. Così quando siamo in viaggio durante le pennichelle del dopo pranzo, lo sfoglio spesso andando a caccia di mete promettenti.
Questa volta l’occhio mi è caduto su un toponimo che suona bene “Pont’ezzu” che in sardo significa poi ponte vecchio. Se si pensa ad esempi più famosi è un nome molto comune ovunque, per indicare ponti antichi o semplicemente dismessi perché sostituiti da nuove strutture. Faccio una breve ricerca con lo smartufone e scopro che il nostro vale senz’altro una deviazione sull’itinerario già previsto.
Fu menzionato dal generale La Marmora, noto cartografo del Regno Sardo Piemontese, che scrisse:
“Il ponte vecchio di Illorai è incrollabile perché l'architetto scelse il sito opportuno dove l'innalzarono, cioè fra due rocce granitiche cui è appoggiato. Esso ha tre arcate e mezzo a sesto acuto da 15 metri di luce; la sua lunghezza e di metri 35. Sarà un monumento eterno, che ricorderà la previdenza degli antichi di fare opere, durature ai posteri”.
Il trafiletto risale presumibilmente a duecento anni fa, poiché il ponte è ancora lì vuol dire che l’Albertone aveva visto giusto. Pare sia stato costruito dai romani e restaurato dai pisani, quindi oggi dovrebbero essere passati circa ottocento anni dopo l’ultimo restauro serio. Le infrastrutture dei nostri giorni durano a mala pena cinquant’anni prima di aver bisogno di ingenti lavori. Per quanto di modeste dimensioni questo piccolo gioiello ha resistito a chissà quante piene impetuose, posto com’è in un tratto dove il Tirso è ancora non certo un fiume ma un ripido torrente.
Come tanti gioielli italiani è appena segnalato sulla carta e quando arrivi c’è appena lo spazio per parcheggiare un solo veicolo. Nemmeno un cartello che lo indichi ed è semi nascosto dalla vegetazione, insomma se non butti l’occhio nella stretta valle nemmeno lo vedi.
Ecco perché è importante per scoprire i nostri tesori dimenticati servirsi sia della nuova che della vecchia tecnologia, carte stradali e navigatore. Un po' come accade per i ponti.
Coordinate GPS: 40.3375, 9.02999


