Inserito il 16/03/2011 alle: 09:53:27
La voglia non è mai andata via. Le questioni della vita quotidiana erodono il tempo e inibiscono la fantasia ma, ogni tanto, si riemerge per prendere una boccata d’aria prima della prossima apnea e allora…. faccio danni.
Per me un racconto è come un ‘cucciolo’… lo puoi trascurare per qualche periodo ma non troppo a lungo. Ne soffre ‘lui’ e ne soffro io. Vedetela così…. ho portato il ‘cucciolo’ a fare una passeggiata e ci siamo incontrati.[:)]
Domani è la festa del nostro Paese. La retorica scorrerà a fiumi nelle piazze e nei ‘palazzi’. Probabilmente anche la mia è retorica ma l’augurio che faccio a me stesso come Italiano e all’Italia è di continuare ad andare avanti, magari sbandando, ma continuare a credere che sotto una patina di ‘cialtroneria’, dietro al ‘tifo’ da stadio che permea i nostri discorsi politici, dietro tutto quello che instancabilmente tutti i giorni facciamo per trovare qualcosa che ci divide, esiste sempre qualcosa di più forte che ancora ci unisce e che continuerà a farlo.
Se qualcuno per un attimo ha avuto il sospetto che io sia diventato una persona seria si ricrederà senz’altro nel leggere quello che segue. Grazie.
Luca19 fu introdotto in parlatorio. Il suo Parerista era venuto a trovarlo. Dopo i convenevoli di rito iniziò a parlare del motivo che lo aveva portato ad incontrare il prigioniero.
“Ci sono novità… devi stare tranquillo. Il Capo apprezza molto quello che stai facendo. Al processo mantieni un profilo basso. Faremo in modo da convincere la Corte dei Pareri che sei sempre stato una pedina utile solo per le tue conoscenze motoristiche e poco altro. Se tutto va bene ti concedono la semilibertà così puoi uscire di giorno e rientrare solo per dormire…. Dopo chiederemo i domiciliari in ‘Extra’ e l’affido ai Post Sociali. In meno di un anno sarai libero.”
Luca19 annuì. Poi fu lui a dare informazioni a quello che pensava fosse l’uomo che aveva a cuore il suo caso….
“E’ venuto il Fenomeno a farmi delle domande…. L’ultima volta due settimane fa. Voleva sapere nomi e nick delle seconde linee. Mi ha fatto capire che se collaboro potrei cavarmela con poco. Gli ho risposto che io non sapevo niente…. che facevo solo lavori sui motori dei mezzi del Duca e che lo incontravo solo quando lo portavo a provare le modifiche… quello sta facendo domande in giro per Forum City. Stategli addosso perché è uno che sembra un po’ pirla ma non così tanto come vuol far credere.
Riferisca al Duca che lo ringrazio e che ho fiducia in lui. Io aspetterò qua dentro il tempo necessario. Non ho problemi ma tenetemi lontano il Fenomeno. Non mi piace avere a che fare con lui… a volte mi sembra che voglia strozzarmi a mani nude…. mi fissa per minuti interi con uno sguardo vuoto… ebete…. Non parla e io non so più cosa dire o cosa fare. Mi mette i brividi.”
“Non preoccuparti. Riferirò al Duca ma devi farci un favore…. Devi dire che gli vuoi parlare… che hai deciso di collaborare… mettigli nell’orecchio qualche nome… dagli qualche piccolo indizio… uno straccio di pista insomma… vediamo di capire cosa cerca realmente e se possiamo farlo cadere in una trappola.
Verrò a trovarti non appena avrai visto il Fenomeno così mi riferirai e noi faremo in modo che non venga più a disturbarti…. e che non disturbi più nessun’altro.”
Il Parerista concluse la frase con un sorriso eloquente e Luca19 si rilassò e ricambiò con uno sguardo ambiguo. Poi il Parerista si alzò e si diresse verso la porta in ferro. L’agente gli aprì e lo fece uscire.
Si fece restituire i suoi oggetti personali tra cui il telefono ed uscì nel piazzale del carcere e da lì si incamminò fino al parcheggio.
“Sta crollando…. Sì… il Fenomeno lo ha messo un po’ sotto pressione. Gli ho detto di fornirgli una pista…. così tanto per verificare dove vuole andare a parare. Lo andrò a trovare di nuovo dopo che avrà visto il Fenomeno per farmi riferire cosa gli ha dato in pasto poi…. lo eliminiamo in modo che il Fenomeno pensi che è stato fatto fuori perché aveva cantato…. Ciò rafforzerà in lui la convinzione di avere informazioni attendibili e lo porterà dritto in trappola così lo eliminiamo. La richiamerò non appena si saranno visti per ‘procedere’ con Luca19…. Si lo so era uno in gamba ma io consiglio di servircene un’ultima volta e poi… d’accordo… andiamo avanti.”
Il parerista rimise il cellulare nella tasca interna della giacca. Salì sul suo ‘Big Silver’ Super America e si diresse verso il confine sud di Forum City.
Garmau stava aspettando la sua ex collega. Nel mentre che aspettava osservava una coppia mano nella mano che procedeva sul lato opposto della via… erano giovani… lei sembrava compiaciuta nell’ascoltare il ‘suo lui’ che le sussurrava qualcosa all’orecchio e intanto sorrideva…. “Non ci vuole molto a capire che te la vuoi trombare amico e mi sa che sei sulla buona strada…. fossi bravo io con le parole come sembri essere bravo tu a quest’ora…”
Non finì il pensiero che… “Ciao Garmau… cosa fai il guardone?”
Laroby era arrivata senza che lui se ne accorgesse…. Stava invecchiando. La guardò e rimase per un attimo senza parole…
“Però… ti ha fatto bene lasciare la MOD… sei in forma splendida” dissè infine Garmau ammirato alla vista della donna.
“Se ti riferisci alle tette…. perché è a quelle che ti riferisci visto che non ho gli occhi di ‘Lizteilor’… non sei il primo e non sarai neanche l’ultimo di oggi. Comunque guardare e non toccare….
Facciamo due passi e raccontami… e stammi di fianco perché se cominci a guardarmi il cvlo potresti scivolare sulla tua stessa bava… andiamo agente Garmau…”
Garmau non disse niente…. Non sarebbe servito… era sempre la stessa…. impertinente, sboccata ma, in fondo… timida…. almeno credeva.
Era comunque il tipo di donna che era meglio avere a favore che contro. Sarebbe diventata una suocera invadente e anche rompicollioni ma quelli non sarebbero stati problemi suoi. Decise di sbavare un po’ mentre raccontava a Laroby della busta.
Il Fenomeno era nel suo ufficio al 2° piano interrato della palazzina dove avevano sede gli uomini delle squadre speciali del Comandante Yascin.
L’edificio era un cubo di cemento armato di color… cemento armato con pochissime finestrelle in… vetrocemento con doppio rivestimento in vetro anti proiettile.
Il primo piano fuori terra era adibito in parte a mensa e in parte a palestra. Il secondo aveva piccoli loculi due metri per tre che fungevano da stanzette per chi non aveva una casa dove andare, o perché non l’aveva mai avuta o perché la ex moglie se l’era presa lasciando però il mutuo da pagare…. così… in ricordo dei bei momenti passati insieme. Tra questa c’era anche la ‘cella’ del Fenomeno.
Lui era l’unico residente fisso della ‘casa’. Il primo piano sotterraneo era riservato all’armeria, al poligono e al parcheggio. Il secondo agli uffici dei Comandanti di squadra. Le squadre erano 4 tra cui la sua e una quinta stava per essere costituita. Ciò avrebbe comportato la disgregazione delle altre quattro perché ogni squadra avrebbe fornito un veterano a quella nuova che sarebbe così stata composta da 4 veterani,tra cui il capo, e tre reclute. Le squadre che cedevano il veterano venivano a loro volta reintegrate con una recluta…. Insomma… un po’ di casino…. Gente abituata a lavorare insieme che doveva separarsi e fare squadra con altri uomini quasi sconosciuti o magari rivali…. Reclute che non avevano alcuna esperienza sul campo… un momento non facile da affrontare sia per gli uomini, veterani o reclute, sia per i Comandanti, esperti o di nuova nomina.
Ma queste erano le regole volute dal Comandante Yascin e quelle regole andavano rispettate.
Il Fenomeno doveva individuare il membro da mettere a disposizione della squadra costituenda e questo sarebbe stato ‘letto’ dal prescelto come un ‘tradimento’, una ‘bocciatura’ da parte del suo Capo…. era un momento delicato, da gestire con tatto e psicologia.
Entrambe doti che al Fenomeno mancavano.
A poco o nulla sarebbe valso dire al prescelto che era stato segnalato per assumere il comando della squadra costituenda. Lo facevano tutti i Comandanti con gli uomini che mettevano a disposizione… un po’ per indorare la pillola e un po’ per lavarsi la coscienza….
Anche la coscienza era un’area di ‘miglioramento’ del Fenomeno.
Aveva davanti i ‘dossiè’ dei suoi uomini. Erano tre i candidati a lasciare la squadra e solo uno in grado, secondo lui, di assumere il comando di quella nuova. Un eccellente tiratore… un abilissimo tattico…. un ottimo addestratore.
Mentre era assorto nei suoi pensieri squillò il telefono che aveva sulla scrivania. Era quello per le comunicazioni ordinarie… di servizio. Il telefono per le ‘emergenze’ non aveva tasti. Poteva solo ricevere.
Il Fenomeno guardò l’orologio… orario strano per comunicazioni di ‘rutin’…
“Pronto… sì….” Il Fenomeno rimase in silenzio per qualche secondo poi…
“Domani alle 17.00. D’accordo.”
Riattaccò la cornetta e si appoggiò allo schienale della poltroncina reclinabile. Appoggiò le mani sui braccioli e guardò la parete davanti a sé in…. cemento armato ornata da venature in rilievo di… cemento armato (eccheppalle…. una foto della rosibindi?… Dell’igenista dentale?… Un poster di giggidalessio?… un calendario da gommista?… E metti qualcosa su ‘sto c@zzo di pareti di…. cemento armato… s’è capito che stai in un bunker).
Rimase così per alcuni minuti aspettando che Decimo gli mettesse in bocca una battuta intelligente… una frase a effetto… niente.
“E poi ‘riccioli d’oro’ si lamenta che non dico un c@zzo… ‘sto pirla dell’autore mi fa fare solo delle gran figure di nnerda… ma una bella frase inventatela no? Sono anche io un personaggio di Moderazione…”
Intento a queste rivendicazioni sindacali che, si saprà solo in un altro capitolo, erano state parzialmente accolte, si alzò e uscì dal suo ufficio per raggiungere il parcheggio. Quella sera andava al W La Topa. Aveva bisogno di quante più informazioni possibile.
Salì sul suo fiammente ‘malacuticinquantatremarce’ e si diresse in città. I suoi uomini non condividevano i suoi gusti in fatto di ‘dueruote’ ed era spesso oggetto di sommessi commenti ma a lui non importava…. Quel tipo di mezzo gli ricordava la sua gioventù e le prime ‘limonate’ con le ragazze… almeno era sicuro che non andavano con lui per… la moto. (ndr. In realtà il Fenomeno non possedette mai il ‘malacuti’ in questione ma… cuccava poco lo stesso).
“Ciao a domani ma se stai poco bene resta a casa. Al negozio ci penso io e se avessi bisogno di qualcosa chiama… non farti problemi.”
La giovane commessa uscì dal negozio e lei la salutò con un cenno del capo ed un sorriso tirato. Aveva lo stomaco in subbuglio ma non era innamorata era…. spaventata. A nulla le era servito ripetersi mentalmente che avrebbe potuto lasciare perdere in qualsiasi momento… che avrebbe potuto restituire il taccuino a Zocco Lona e tutto sarebbe finito….
No. Voleva andare avanti. Non era solo per i soldi… era anche per se stessa. Una sfida e poi la ‘botta di adrenalina’ le piaceva. Il suo lavoro era troppo tranquillo, quasi noioso.
Le uniche ansie provenivano dal riuscire a pagare le spese a fine mese e guadagnare abbastanza per vivere. Sino ad ora c’era sempre riuscita ma i tempi si facevano sempre più difficili.
La gente leggeva sempre meno i libri… preferivano Internet… i ‘soscialnetuork’…. I forum. Un buon libro se lo erano scordato. Leggevano un sacco di ninchiate… era sufficiente che fossero su un forum per dar loro un’importanza fasulla. Adesso si erano pure inventati i ‘libri elettronici’ in biblioteche ‘virtuali’ con romanzi non più con pagine numerate ma in ‘gigabait’.
“Dai a una persona un giochino elettronico luminoso e gli puoi ‘fottere’ pensione, lavoro, cervello e magari anche la moglie o il marito ma basta che non gli ‘fotti’ il tablet”.
Con queste amare considerazioni un po’ di parte Cchea si stava preparando ad andare a casa. Il cofanetto che conteneva il taccuino di Elvis era già nella sua borsa. Se la mise a tracolla e uscì. Dopo aver chiuso la porta si diresse verso la gastronomia all’angolo dove doveva ritirare la cena che aveva ordinato per telefono quel pomeriggio.
Anche se lo stomaco la disturbava aveva deciso di mangiare comunque qualcosa di… leggero.
Entrò e…
“Ciao Cchea… è tutto pronto… chiamo il ragazzo che ti prepara il pacchetto… un attimo…”
Cchea sorrise e attese che la ‘matrona’ di 112 kg. per 152 cm. desse disposizioni al garzone di bottega….
“Armà… e sbrigate con quell’Amatrisciana… porta anche quei 3 etti de pajata e la coda alla vaccinara…. S b r i…. g a… t e !... arriva Cchea… vuoi anche stì du carciofi alla giudia?... Sonnà poesia…”
Cchea guardò i carciofi…
“Naaaaa…. Gnàa posso fà…”
Prese il pacchetto che quel ‘trancio’ di donna le porgeva e se lo mise sottobraccio. Il calore delle pietanze le trasmise una piacevole sensazione che l’avrebbe accompagnata sino a casa. Sebbene la cena si preannunciasse frugale aveva quella punta di raffinatezza che non mancava mai nelle cose che Cchea faceva… indossava…. diceva.
Salì le scale fino al pianerottolo senza fermarsi. Riprese fiato mentre cercava le chiavi nella borsa. Aprì e accese le luci del suo attico al 4° piano. Appoggiò la cena sul bancone della cucina, si tolse il cappotto e le scarpe e si infilò un paio di calzettoni antiscivolo raffiguranti Pluto…. Erano comodissimi…. Peccato per le orecchie che erano state lasciate a lunghezza naturale ed erano causa di frequenti inciampi l’ultimo dei quali le era costato un livido blu in fronte quando era atterrata di cranio sul bordo vasca ‘idrocromoaromofotofangopetterapi’…. un’opera d’arte che le era costata quanto un monolocale in periferia ma ne era fiera.
Le istruzioni erano contenute in due volumetti per un totale di 200 pagine che lei aveva letto fino a pag. 5 e poi, con disinvoltura tutta femminile, aveva improvvisato e a parte qualche ‘incidente di percorso’ era andato tutto bene… o quasi.
Sagoma era stato al poligono interno per fare alcune prove di tiro con un nuovo modello di CUT cal. 10 ma non ne era soddisfatto. Troppo rincvlo e per riportare l’arma in assetto di tiro impiegava troppi secondi. Preferiva calibri più mansueti che però permettevano tiri di precisione in rapida sequenza. Rimise l’arma in sicurezza e la riconsegnò. Prese la sua borsa e si diresse verso l’uscita e in quel momento sentì il rumore di quel cesso su ruote che il Fenomeno si ostinava a chiamare moto.
Chissà dove stava andando… magari aveva in mente di fare indagini private… Non era rimasto per niente convinto della spiegazione che il Fenomeno gli aveva fornito. Non c’era nessuna indagine autorizzata… c’era solo l’indagine del Fenomeno. Lui non era un mostro di intelligenza ma neanche il suo capo lo era anzi… buon capo, ottimo tattico, grande istinto ma… a neuroni era messo male.
Salì sul suo Dodge Ram e imboccò la Adsl Avenue che correva lungo il confine est di Forum City…. Per circa due Km era l’unica strada e quindi calcolò che nel giro di un minuto avrebbe ‘agganciato’ il ‘malacuti’ del Capo.
Esattamente 50 secondi dopo lo vide ad una distanza di circa 600 metri o meglio vide una nube azzurrognola che tradiva la presenza del ‘malacuti’….
“Quel cesso che si porta appresso è più lento di un bradipo con la bronchite e fuma peggio di ‘bobmarlei’ ai tempi d’oro….” pensò mentre rallentava quel tanto che bastava da giungere all’incrocio con Vodafonkey Road ancora a distanza di sicurezza.
Non voleva che il capo lo individuasse. La sua era l’unica ‘macchina’ decente di tutta la squadra…. Era alla 20esima rata su 360 ma era ‘na’bbellezza’.
Non aveva timore di essere avvistato dagli specchietti perché il Fenomeno volendo dare al suo ‘mezzo’ un tocco personale l’aveva verniciato con vernice ‘stealth’ e bravo com’era con il fai da te aveva verniciato anche…. lo specchietto retrovisore.
Qualcuno lo aveva preso per il cvlo a voce un po’ troppo alta e il giorno dopo si era ritrovato con il proprio mezzo con due gomme su 4 ‘leggerissimamente’ a terra…. Gli altri a seguito di questi incresciosi avvenimenti avevano poi dato mostra di apprezzare la modifica complimentandosi con il Fenomeno e approvando l’oscuramento dello specchio come vero colpo di genio per celare eventuali riverberi del sole. Dopo quei complimenti gli atti vandalici erano cessati.
Decise di andare in città dalla strada collinare. Era chiaro che il Fenomeno si stava dirigendo a Forum City e pensava che stesse andando al W La Topa. Decise di rischiare ed andare là facendo l’altra strada. Se si sbagliava l’avrebbe perso ma se, come pensava, era diretto lì sarebbe arrivato prima e non avrebbe destato alcun sospetto. Se si fossero incontrati al locale di Stefano avrebbe poi gestito l’incontro.
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