La storia che vengo a raccontarvi, narra di un drappello della grande Armata Apula in terra lucana. Un manipolo di cavalieri e dame le cui gesta, ormai leggendarie, si vociferano al chiarore della luna, tra le mansarde dello mondo intero… I nostri eroi e le nostre eroine, si cimentarono in un singolar tenzone che di più “singolare”… occhio umano mai vide!

Sospesi nel tempo tra il 1100 d.c. ed i giorni della moderna era, un manipolo di Apuli ebbe a recarsi, fuori dai confini della ridente e grande Patria, in terra che, seppur straniera, mostrò grande ospitalità e suprema accoglienza ai nostri eroi. Ivi incontrò, con sommo gaudio, una degna ed eccellente delegazione di Calabri: Ser Alessandro e Donna Francesca da Rossano con al seguito i loro pargoli e valorosi scudieri Leonardo semola e Vincenzo semola. Dopo strade impervie e ripidi tornanti, trovarono finalmente luogo ove far sostare le carrozze mansardate in una pianura accogliente.

Tale fu l’accoglienza del popolo lucano che furono organizzati festeggiamenti, danze, parate e duelli in piazza in onore del drappello…

… e per le strade si cominciava a parlare di Ser Totetto e Donna Giuliana da Taranto, Ser Kalagi e Donna Katia da Casamassima con al seguito le dolci pargolette e fedeli scudieri Laura semola e Giulia semola e Ser Carnevale e Donna Wanda da Bari con al seguito la dolce pargoletta e fedele scudiera Nanà semola.
In terra di Lucania gioioso fu l’incontro con Ser Nanetto, Ser Fafuecos e Ser Micgenc anch’essi accompagnati dalle rispettive dame e dal fedele seguito di scudieri mentre, tutti, mostravano orgogliosi sulle loro carrozze mansardate, lo stemma del casato di COL.
Agli ordini del decano ed esperto guerriero Ser Totetto, ormai riconosciuto al pari della sua dama, come esperto guerriero e grande conoscitore dei misteri culinari…

…il drappello si avventurò per le vie del magnifico borgo medievale…

…imbattendosi in guerrieri, rapaci e vitelli, porchette, caldarroste, pecorino e salumi locali, vinooooo ed altre leccornie che, minacciosamente sfidavano, senza pudore alcuno, le fauci apule…

Prove di coraggio furono richieste e lautamente elargite dagli eroi Apuli…

Perché giammai si potesse dire un giorno che un Apulo abbia battuto in ritirata davanti ad un feroce e pericolosissimo vitello al girarrosto o a fiammeggianti porchette e piatti di trippa con fagioli e cavatelli con porcini… uno per tutti e tutti per uno, gli Apuli impavidi e con il cuore pieno, ma lo stomaco vuoto, avanzarono lottando fino all’ultimo goccio di vino abbattendo in un sol boccone i temuti cavatelli… la terribile trippa… i feroci porcini… le terrificanti frittelle con il miele… l’inquietante porchetta… le pericolosissime focaccine… le ustionanti caldarroste e quant’altro osasse sfidarli fronteggiandoli sulla via…

…ancora si racconta che il terrore gelava il sangue lungo tutte le file nemiche all’urlo di Donna Katia che, sempre la leggenda narra, per l’ira dello stomaco parea avesse corna aguzze e zanne…

…o dell’accanimento impietoso con cui, Donna Giuliana, si avventava sulle ormai inermi noci brandendo bastoni…

Ormai stanchi e desiderosi di riposo, dopo un “agrumello” del fiero Ser Kalagi per conciliare il sonno, riposavano le stanche membra per essere pronti già dal primo mattino alla lotta sul “fossato dell’aqua kem…”. All’alba erano già tutti desti in attesa che, il diradare della nebbia, mostrasse, come l’alba surreale della famosa battaglia di Canne, i resti ormai immobili dei nemici…

Ormai rinfrancati dal sonno, gli Apuli partirono nuovamente per il borgo che come primo nome ricordava una familiare e meravigliosa località apula, ma che letto nel suo insieme rendeva vigile ed attento lo sguardo, a cercare nuovi sfidanti delle fauci eroiche…
Dopo trionfali sfilate e lanci di bandiere, ringraziato lo Signore di ogni cosa e per il settimo giorno, i nostri eroi, alla giusta ora, senza alcun timore e con stomaco impavido, tornarono alla pugna ottenendo schiacciante vittoria!
E come ogni buon guerriero, che sia vinto o vincitore, alla fine della battaglia, tutti insieme, ci si stringe in gaudiosa armonia…

Solo un istante tutti furono presi da grande spavento… fu quando dallo sguardo eroico generale sparì il prode Ser Kalagi senza parola proferire… Dopo ricerche angoscianti con ripetute e repentine soste per rifocillarsi… fu avvistato così come la leggenda lo menziona ancora… fiero ed irto sulla montagna mentre duellava con un falco pellegrino… ed ancora oggi vengono riportate le parole scritte sul suo stemma del casato di COL, sotto il logo verde e la scritta KALAGI: “La vita è un viaggio, viaggiare è vivere due volte!”.

Questa storia indegnamente ho avuto l’onore di raccontare da semplice menestrello, delle gesta di un manipolo di Apuli che del viaggiare e, soprattutto, dello stare insieme, hanno fatto un valore nella loro vita.
DADO