Inserito il 28/03/2008 alle: 12:21:33
Mi permetto di inserire quanto scritto a suo tempo, dopo un soggiorno a Porto Miggiano, sperando di 'un rompe tanto le palle. Foto ce n'ho po'e!
Non c’era un motivo reale per fare il bagno la sera con il sole ormai stanco. Eravamo così stremati ed inebriati da quelli sotto il gran sole, dal lungo camminare ed esplorare che si desiderava solo una doccia fresca, una piccola cena e poi dormire a pochi metri dal mare per ritemprarci. Il nuovo giorno avrebbe sicuramente superato in meraviglie quello precedente. Ma fin dalla prima volta era diventato un rito.
La prima volta, ‘Porta i bimbi a fare il bagno mentre io preparo cena’ mi aveva detto Daniela. Ed io ero sceso, con Michele e Giacomo che correvano disordinati e mai stanchi, fin sotto la torre d’avvistamento di navi pirate saracene, superando il minuto e freddo porticciolo scavato nella roccia, ormai silenzioso e quasi cupo, e inoltrandoci tra le misteriose vasche di pietra scavate a pelo d’acqua. Il sole tentava di tramontare, rosso ed indefinito, il mare un vetro scuro, l’acqua quasi calda a causa della temperatura dell’aria che cominciava a scendere. Il silenzio, la solitudine e il rispetto conquistarono anche noi. Ci immergemmo e ci allontanammo dalla riva. ‘Sembra un altro posto!’ disse sottovoce Giacomo, piccolo, che mi seguiva da vicino. Michele, che aveva otto anni ed era più coraggioso, spariva a intervalli sott’acqua. ‘Non si vede niente; ma i pesci ci sono ancora?’. Poi il sole, non potendone più, calava deciso ed il buio guadagnava terreno, e così il freddo.
Le sere successive costringemmo anche Daniela a venire (non ci volle tanto per convincerla) e anche lei diventò partecipe della nostra scoperta di nuove sensazioni.
Il bagno silenzioso della sera non era come quello rumoroso fatto sotto il sole violento del giorno, che era una necessità di dinamismo o per refrigerare il corpo.
La sera era un placido e silenzioso azzeramento della mente, un lavar via l’eccesso, l’illusione, l’inutile dei pensieri accumulati dopo una giornata di scoperte, di nozioni, di esperienze nuove. Rimaneva, dentro e piccolo piccolo, soltanto il succo concentrato dell’arancia strizzata. E’ quel succo che io spero sia rimasto dentro i miei figli, che abbia dato un ‘imprinting’ ormai indelebile al loro spirito. Daniela dice che loro faranno lo stesso con i loro figli. Io l’ho fatto per loro, ma anche per me stesso.
Tornavamo in fila indiana, seguendo il sentiero in salita tortuosa verso la tenda. Sembravamo dei monaci, avvolti come eravamo negli abbondanti asciugamani fin sopra la testa, il cielo ancora lievemente rosato.id="Comic Sans MS">