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DEVIAZIONI DALLA COSTA DELLA SARDEGNA

Da oltre 20 anni andiamo in vacanza in camper, e da allora abbiamo di solito trascorso il mese d’agosto in Sardegna.

Si può dire che ormai conosciamo tutte o quasi le mete lungo la costa; ma a mio marito piace fare pesca subacquea, e ciò significa dover depennare dalla lista tutte le spiagge troppo affollate a Ferragosto, quelle non adatte a questo tipo di sport, quelle in cui i vari divieti non ci permettono di pernottare liberamente sulla spiaggia, in modo da essere pronti alle immersioni sul far dell’alba.

Ci ritroviamo così ad avere ridotto le tappe del nostro itinerario a pochissimi luoghi, che soddisfano alle nostre esigenze, anche se magari spettacolarmente non sono i più belli ed i più comodi in assoluto della Sardegna, che proprio per la loro rarità “soggettiva”, preferiamo non pubblicizzare.

Abbiamo un camper vecchio, dotato di quei bei serbatoi capienti per le acque grigie e nere, cosicché non siamo vincolati a fare camper service se non ogni 3 - 4 giorni, e su questa misura di tempo calibriamo i nostri spostamenti, durante i quali facciamo spese, carico - scarico, ritorniamo a frequentare la “civiltà”.

E così succede che se, come quest’anno, talvolta il maestrale alza il mare e la pesca diventa impraticabile, e per di più la temperatura non è così torrida da toglierti la velleità di allontanarti dalla brezza marina, ci dilettiamo in deviazioni sull’interno del territorio della Sardegna, andando alla ricerca di luoghi poco o nulla citati sulle più comuni guide turistiche.

Già da qualche anno, passando sulla Carlo Felice, in prossimità di Sardara, mi aveva incuriosito l’indicazione turistica per la “seggiovia” (una seggiovia! In Sardegna! Non siamo sulle Dolomiti!). Avevo inoltre letto un breve cenno riguardo a questa seggiovia, con annesso centro di ristoro, su un diario di viaggio di un camperista che avevo trovato navigando sui siti Internet.

Abbiamo così seguito intenzionalmente l’indicazione stradale per questa seggiovia, ma come si sa, i cartelli stradali talvolta all’incrocio successivo spariscono e così ho provato a telefonare all’ESIT di Cagliari per chiedere informazioni. L’ impiegata, imbarazzatissima, ne sapeva certamente meno di me, e dopo aver farfugliato che probabilmente d’estate la seggiovia è chiusa (perché, sulla piana del Campidano nevica d’inverno e si scia?) mi ha dato una generica indicazione su un agriturismo (non un centro di ristoro) a Siddi, che poi ho appurato non c’entrava niente.

Ma finalmente all’ingresso del paese di Villanovaforru sono ricomparsi i cartelli, nonché una piantina della zona, in cui era evidenziata la Giara di Siddi, con seggiovia e Museo del Territorio a fianco.

Siamo così arrivati ai piedi della Giara; di fronte a noi uno spettacolare costone roccioso di colore rossastro (Sa Corona Arrubia = la corona tinta di rosso) che ricorda appunto una corona, sostiene e delimita l’altipiano della Giara, a fianco c’è un ampio parcheggio, con zona pic nic e sosta camper caravan (il camper service è indicato ma in realtà non è fruibile per problemi di smottamento del terreno), da un lato dello spiazzo si diparte la fatidica seggiovia, che porta sull’altopiano della giara costeggiando la roccia, e dall’altro lato c’è un grande edificio a piano terra costruito in pietre di trachite, dall’architettura ispirata alle fortezze nuragiche e quindi per nulla stridente con in paesaggio circostante, in cui è ospitato il Museo del Territorio. Per due anni, fino a pochi mesi fa, vi era ospitata una mostra itinerante sugli Egizi, mentre ora vi è rimasta una mostra permanente degli erbari della zona, funghi e legnami, nonché una interessantissima sala di diorami che riproducono fedelmente gli ambienti caratteristici della zona, con una ricostruzione composta da uno sfondo del paesaggio dipinto, i vegetali secchi ma autentici ed i vari animali, dagli insetti al cervo, impagliati e posizionati come a trovarsi di fronte ad una foto istantanea. A fianco di ogni teca un poster contiene la didascalia dei nomi di tutte le piante ed animali.

La seggiovia era ferma, a causa del troppo vento, ma i giovani addetti al museo, di una gentilezza squisita, ci hanno spiegato come raggiungere comunque via strada la stazione di arrivo della seggiovia, presso la quale c’è il centro di ristoro, ci hanno illustrato cosa avremmo potuto vedere sulla Giara, ci hanno assicurato che se era nostra intenzione avremmo potuto fermarci per la notte nel piazzale davanti al museo, e che anzi avrebbero avvertito il guardiano notturno della nostra presenza.

E così abbiamo trascorso il pomeriggio inoltrato davanti alle teche, giocando ad individuare quali animali o piante ci è capitato di incontrare dal vero durante tutte le nostre soste selvagge ed a cui non sapevamo dare un nome, e poi fuori sul piazzale di parcheggio a rimirare e fotografare le rocce con cannocchiale e tele, ad attendere la notte in serena solitudine.

Il mattino dopo, poiché la seggiovia non accennava a partire, abbiamo raggiunto la stazione di arrivo della seggiovia posta in cima ala giara, tramite una comoda strada fino a oltre Siddi. L’ultimo tratto diventa una pista in larghi lastroni prefabbricati in cemento, che porta al centro di ristoro e alla seggiovia: l’accesso sembra un po’ stretto specialmente se si dovesse incrociare qualcuno, ma in fondo lo spazio per parcheggiare non manca di certo.

La stessa pista delimita l’intero perimetro della Giara con un anello di 14 km, che si potrebbe percorrere anche con un mezzo, lungo il quale sono posti cartelli esplicativi su dove ci si trova e cosa si sta vedendo di fronte a noi. E lungo il percorso non mancano interessanti riferimenti a nuraghi e tombe dei giganti.

Ci siamo così inoltrati in una splendida passeggiata a piedi lungo questa pista, ammirando una inconsueta, per noi, vegetazione a gariga, ricca di fioriture di cardo, olivi selvatici, piccole campanule violette. In una certa posizione, contrassegnata per il suo interesse panoramico, abbiamo potuto godere di una vista a 360° veramente straordinaria. Da un lato un vasto altopiano quasi alla stessa altitudine in cui ci trovavamo noi, la Giara di Gesturi, sotto di noi sinuose colline con le verdi coltivazioni di viti che creavano bizzarri disegni geometrici sul terreno giallo di stoppie secche; più lontano, i gruppi di case dei vari paesi, sparpagliati, dai vicini Villanovaforru e Gonnostramatza (che nomi strani, quasi impronunciabili per noi!) ai più lontani, fino a Mogoro, paesone laggiù in fondo, e più in là ancora l’orizzonte blu del mare, la costa del golfo di Oristano, da Capo S.Marco a Capo Frasca, ed oltre, le montagne di Guspini.

E’ strano come in certi casi le distanze sembrino condensarsi, e ti par di vedere tutto intorno e sotto di te come se ti trovassi di fronte ad un plastico, e ti coglie lo stupidissimo pensiero “ma guarda, è proprio come sulla cartina geografica!” proprio perché è così raro vedere tutta insieme una così vasta porzione di territorio! E’ quello che è capitato a noi grazie al vento di maestrale che rendeva tersa l’aria e tutto nitido, fino a distanze di 40 e oltre km. (Noi che a Bologna quasi sempre fatichiamo a scorgere i colli distanti da casa nostra 1 solo km!)

L’escursione è stata breve, perché non avevamo preventivato che il giro avrebbe potuto essere lungo, noi non siamo dei grandi camminatori e l’orario ci ha indirizzati verso la tavola!

Ecco qua la seconda sorpresa: un locale nuovissimo, lindo, ben apparecchiato con una lunga tavolata per comitive ed altri tavoli singoli; di domenica all’una, in agosto, eravamo solo in sei, noi due più una famiglia composta di padre madre e due bimbe.

Il servizio è stato ineccepibile, dall’apparecchiatura, tovaglioli di stoffa, doppi bicchieri, doppie posate, alle portate, abbondanti e ben curate nella presentazione. Quanto alla bontà poi…il pane caldo dalla crosta croccante e la mollica soffice, i vari salumi rustici e squisiti, i formaggi, e poi i ravioli, le carni miste alla brace…tutto annaffiato da un ottimo vino ad al prezzo fisso di 18 euro a testa.

Dopo pranzo ci siamo rimessi nuovamente in strada per tornare verso il mare, ed abbiamo commentato tra noi quanto incida la giusta pubblicità per sostenere le varie iniziative. I giovani che abbiamo così casualmente incontrato meriterebbero di poter accogliere, e da questo ricavarne un giusto profitto, ben più turisti di quanti presumibilmente vanno a visitare le loro terre. Ed il mio parere è che ogni tanto vale la pena prendersi un giorno di “riposo” ed uscire dal solito super descritto itinerario, sempre quello, che si ripete per tutti coloro che vanno in Sardegna per la prima o ennesima volta.


Viaggio effettuato nell'Agosto 2004 da Anna e Francesco Carati

Potete trovare ulteriori informazioni sulle località toccate da questo itinerario nella sezione METE, e i più recenti aggiornamenti alla situazione delle aree di sosta nella sezione AREE DI SOSTA.


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