Inserito il 09/06/2011 alle: 10:16:31
Ragazzi buon giorno a tutti. [:)][:)]
Oltre ad avere un grandissimo archivio fotografico sul mio SuperMac[:p][:p], mi diletto a conservare di tanto in tanto dei piccoli articoli reperiti qua e la. Uno di questi parla dell'invidia:
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A differenza della lussuria, della superbia, della gola, l'invidia è forse l'unico vizio che non da piacere. Eppure è molto diffuso e ciascuno di noi ne ha fatto esperienza per aver invidiato o essere stato invidiato. Evidentemente le sue radici nascoste affondano in quel nucleo profondo dove si raccoglie la nostra identità che, per costituirsi e crescere, ha bisogno del riconoscimento. Quando questo manca, la nostra identità si fa più incerta, sbiadisce, si atrofizza, e allora subentra l'invidia che vorrebbe concedere, a chi è incapace di valorizzare se stesso, una salvaguardia di sé nella demolizione dell'altro. Più che un vizio, l'invidia è un meccanismo di difesa, un tentativo disperato di salvaguardare la propria identità quando si sente minacciata dal confronto con gli altri.
Un confronto che l'invidioso da un lato non sa reggere e, dall'altro, non può evitare, perché sul confronto si regge l'intera impalcatura sociale. Valutazioni quali: meglio e peggio, sopra e sotto, più e meno, bene e male, successo e insuccesso, sono lì a dirci che non possiamo conoscere noi stessi se non confrontandoci con gli altri, per cui al fondo di ogni valutazione di noi, c'è sempre qualcuno con cui ci siamo confrontati. La dinamica di una società è l'effetto di questa spinta comparativa. E chi dalla comparazione si sente diminuito ricorre all'invidia per proteggere il proprio valore attraverso la svalutazione degli altri. Tutto giustificato quindi?
No. Se è vero infatti quel che dice Spinoza secondo il quale l'esistenza è forza che può conservarsi solo espandendosi, l'invidia tende a contrarre l'espansione degli altri per l'incapacità di espandere se stessi, per cui è un'implosione della vita, un meccanismo di difesa che, nel tentativo di salvaguardare la propria identità, finisce per comprimerla, per arrestarne lo slancio. Una strategia sbagliata, quindi, che non riesce a sottrarci al confronto che ci umilia e da cui l'invidia vorrebbe difenderci. La strategia corretta sarebbe quella di rinunciare alle mete troppo alte quando le nostre forze o le nostre capacità non ci sembrano sufficienti o adeguate. La rinuncia non è sconfitta, ma riconoscimento del limite, quindi atto di ragione. Ma come si fa a riconoscere i propri limiti in una società come la nostra che spinge continuamente a oltrepassare i limiti e ci riconosce solo se riusciamo a farlo?
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Cari Simon e Giulio sono anch'io sintonizzato sulla vostra lunghezza d'onda.
Buona giornata a tutti e .... Invidiosi meditate.
Antonio