In risposta al messaggio di eolo 58 del 16/07/2026 alle 22:50:05
Che intervenga con un commento sul calcio è raro da parte mia, anche perché è uno pseudo sport per chi gioca in campo ma non per le migliaia di esagitati che vanno sugli spalti salvo pensare che in mezzo ci sono anche dei buoni padri di famiglia con i figli e credo che si comportino correttamente. Ma ieri sera a seguire a spezzoni la telecronaca dì Argentina Inghilterra sono rimasto schifato dalla spudorata esposizione di Adani con un tifo pro Argentina che rasenta l’irricevibile per chi ascoltava e detto da uno che se ne vanta di intendere di calcio ma per me è un emerito igno rante in materia Semplicemente penoso
Allora, il calcio come ben dici è forse uno sport per chi lo gioca ed un insieme pazzesco di cose , che va dalla politica alla società, per tutto quello che gli gira intorno.
Le telecronache sono fatte da molti anni da una coppia, un telecronista più o meno old style e un commentatore che non ha nessun obbligo di imparzialità. Per cui ad esempio capita di vedere partite di champions dell'Inter con Bergomi che commenta, e direi giustamente Bergomi non può essere imparziale nel commentare l'Inter.
Adani ha voluto creare uno stile sempre più personalizzato, il pippolone urlato dopo un gol, che ad essere sinceri fa dopo ogni gol di qualsiasi parte.
A me è una roba che da un immenso fastidio a pelle, così come gli urli per gol in stile telecronista sudamericano che qualcuno presenta anche qui in Italia. Se lo fai una volta per un gol davvero eccezionale può anche starci, ma nel momento in cui diventa un format è davvero fastidioso. Con le proteste del figlio tolgo l'audio per i primi 30 secondi dopo un gol.
Va detto che questa cosa sta creando molti commenti sui social, spesso negativi, ma oggi come oggi far parlare di se rende sempre; certo sposta l'attenzione dai fatti al commentatore, il che è davvero fastidioso ea mio parere non dovrebbe capitare
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Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare.
R.L. Stevenson