Inserito il 27/11/2010 alle: 11:26:16
Caro sig. Presidente del ConSilvio... [:)]
Ella m'ha equivocato non una, ma bensì due volte! Dato che mi urge dentro un raccontino... la farò molto ma molto breve.
1) chi ha mai detto che la vita è facile? La Sua, caro sig. Presidente, lo è stata? La mia no. Non lo è MAI, temo. Non si può mai dar nulla per scontato e chi si ferma è perduto: sto dicendo cose ovvie. Ma soprattutto, è una "buona battaglia", da combattere col massimo coraggio che il nostro cuore ci può dare.
Contrariamente a Lei, io non ce l'ho coi peccatori pentiti. Coi peccati, si. Ma coi peccatori, mai. Non mi sento abbastanza senza peccato. Insomma, cerco (ahimé, non sempre ci riesco) di non giudicare nessuno.
Ma sto sbandando fuori dal discorso che mi preme. Caro Silvio, il tuo papà ti ha fatto studiare, pur avendo dovuto emigrare ed essendo un povero operaio. Ha MOLTO migliorato le condizioni di vita dei suoi figli, direi. Certo, facendo grandi sacrifici, lui e tua mamma. Ma chi non ne fa, specie per i figli? E' la vita che, molto semplicemente, lo esige. Chi non fa sacrifici, a mio modesto parere, si perde qualcosa, del gusto della vita (che non sta in un amaro).
Però: tu ritieni che il fenomeno che ho appena descritto, quello che i sociologi chiamano "ascensore sociale", funzioni ancora in Italia? Io penso di no. S'è fermato tanti anni fa. Penso che nella migliore delle ipotesi chi fa il medico oggi, domani avrà un figlio medico. Già: quasi tutti i posti "visibili" sono appannaggio di figli-di [:)], lo hai notato?
Ma la pianto qui perché il discorso ci porterebbe troppo lontano.
Era solo per chiarire che il mio non voleva essere un tentativo (scherzoso, come per fortuna hai capito, data la mia scarsa capacità espressiva) di sminuire i tuoi ricordi, ma solo un tentativo di evidenziare come, secondo me, alla fine della sua battaglia, tuo padre probabilmente sarà stato orgoglioso del suo migrare e dei risultati che ha conseguito per la sua famiglia.
2) grazie per l'ulteriore sconto d'anni. Come risulterà evidente leggendo il racconto seguente, NON compirò 40 anni...[:o)] ma qualcuno di più...
Un viaggio in Italia.
Il mio papà lavorava per un'azienda che aveva una fabbrica in Calabria. Io vivo sulla riva sud del Po. A mille kilometri circa dalla fabbrica. Facevo le elementari, anzi: ero in vacanza fra un anno e l'altro di elementari, quando mio padre s'inventò le vacanze in Calabria. Come? Semplice: scambiando la nostra casa con un collega, che era emigrato là per lavoro e per le vacanze voleva tornare al nord a trovare i parenti. Detto, fatto: il giorno 1 agosto il collega parte dalla calabria e lo stesso giorno noi (io, babbo, mamma e fratellino) partiamo per la calabria. Miiiille kilometri di viaggio, con due bambini piccoli ed un'Alfa Romeo Giulia 1300 TI! Una vera e propria avventura...
Già: mia mamma, preoccupata per il nostro stress, riempì totalmente il baule (immenso...) della Giulia con ogni sorta di cibo e vestito. Andando in casa d'altri, si portò dietro mezzo corredo: lenzuola, federe, cuscini... un mini-trasloco!! Ricordo ancora la giulia con il sedere basso, la marmitta che quasi strisciava per terra, pronta all'avventura. Io e mio fratello seduti dietro, con tutto il sedile ricoperto con un immenso telo da bagno di meravigliosa spugna di cotone, azzurrino a strisce bianche. Me lo ricordo ancora!! Ci evitò ustioni terribili, perché i sedili erano in scai marroncino. Partimmo alle prime luci dell'alba, con diverse lattine d'olio di scorta a tenerci compagnia nei poggia-piedi. Agip... bianche e gialle, me le ricordo bene e ricordo il profumo dell'olio caldo che usciva dal tappo, quando ci fermavamo a rabboccare. Si, profumo! E la striscia di stagnola autoadesiva blu che una volta strappata mostrava un foro a losanga ed uno circolare, per versare bene l'olio.
Beh, torniamo al viaggio: l'idea della partenza all'alba era di scollinare nelle ore calde fra Bologna e Firenze. Infatti, ci ritrovammo all'area di Cantagallo per pranzo. Come dite? Grill? Ma vah! PANINI! Rigorosamente portati da casa, altro che panino-col-nome-di-fantasia-che-poi-ci-metto-quello-che-trovo-che-costi-il-meno-possibile... rustichello, capri e robaccia simile. Cotoletta ed insalata, frittata, prosciutto crudo. Povera mamma, chissà che sfacchinata, prima di partire...
E come bevanda? Té caldo nel thermos (di plastica giallina che si rompeva solo a guardarlo male). Si, avete capito bene: tè caldo il primo d'agosto, con un sole che avrebbe schiantato un'anguria... in perfetto stile touareg. Ombra? Manco a parlarne. Pieno, rabbocco dell'olio (con le nostre lattine...) e partenza.
Stiamo parlando degli anni '60, ma... indovinate? CODA! Già. La "solita" coda di Firenze: c'è ancora adesso, mentre scrivo. L'autostrada del sole era già insufficiente, anche se aveva pochi anni. Morale: volevamo dormire nella capitale, ma "grazie" alla coda, riuscimmo ad arrivare stanchi, accaldati e bolliti solo ad Amelia. Mio padre era evidentemente cotto e preferì non infilarsi nel traffico romano dopo una giornata così.
Pensioncina ricavata in una casetta del piano verde (quelle disegnate da un geometra che s'era impegnato il compasso: un cubo con una piramide sopra), costruita all'interno d'un curvone in salita di 270 gradi. In pratica, la strada avvolgeva la pensione. La cena... boh? Avremo mangiato? Ero talmente cotto, che non lo so. So che la stanza era rovente e che per tutta la notte sentimmo camion far doppiette per affrontare il curvone. Vrooommm... vroooommm... csc, csc (il rumore dei freni pneumatici). La mattina dopo non posso dire che eravamo molto più riposati, ma ci aspettava ROMA!.
No, dico... ROMA!
Partenza ed arrivo in tarda mattinata. Mio padre riuscì a farci vedere TUTTO in 3 ore!! Una visita un filino affrettata, ma lui è fatto così. Per di più, è un camminatore TERRIFICANTE. Ancora adesso che ha 80 anni mi dà parecchi punti. In casa è sempre stato definito il "cammello da corsa"... Comunque: alle due del pomeriggio approdiamo in una trattoria "de Trastevere". Vera, mica come oggi... Tovaglia di cotone a quadretti grossi bianchi e rossi, sala semideserta (scoprii allora che i romani mangiano MOLTO dopo noi padani... la sala cominciò ad animarsi dopo le tre), camerieri rromà 'dde Roma! Bucatini, bistecca ed insalata rughetta (cioè più o meno l'attuale rucola, ma allora mai nemmeno sentita nominare, buonissima e rinfrescante, in quella calura). Mia mamma, STRAORDINARIAMENTE ordinò un quarto di vino bianco dei colli romani. Gelato, dissetante, lo bevve tutto. Mescolato con l'acqua, naturalmente. Ma al momento d'alzarsi scoprì che... le gambe non erano d'accordo. Lei naturalmente incolpò il vino. Io oggi penso che fossero la fatica ed il caldo. Mia mamma era una "razdora" (come le chiamavano dalle mie parti) emiliana di 1,53 m d'altezza per 78 kg. Nutrita con la grassa e conditissima cucina del Po di sponda emiliana, non aveva il fisico adeguato per sopportare strapazzi di quel genere: viaggio, caldo, lunghe camminate. Ma non le pesava, anzi: il ricordo della fontana di Trevi e del Colosseo le rimasero impressi per tutta la vita. E' mancata l'anno scorso, ma per tutti questi anni ha continuato a ripetere a mio padre che le sarebbe piaciuto tornare a Roma, magari con più calma... Non ci riuscì.
Bando alle tristezze, torniamo al viaggio. Recuperata la Giulia abbandonata in una piazzetta dietro piazza Navona, rinfrescati i piedi nell'acqua della immancabile, onnipresente fontanella lì vicino, partenza! Strano ma vero, in macchina nessuno aveva toccato nulla, nonostante l'auto fosse EVIDENTEMENTE stra-carica. Messo un altro litro d'olio, via in autostrada, sulla A2, stavolta! Imboccata la consolare giusta (ai tempi il grande raccordo anulare era un pezzettino minimo d'anello...), casello dell'autostrada e via! In effetti, la A2 ai tempi terminava intorno a Napoli. Rammento confusamente Agnano, probabilmente Battipaglia, forse Eboli... bonk! Addormentato. Il caldo, la monotonia, la stanchezza della camminata... mi rivegliai in camera nell'alberghetto di Salerno in cui "eravamo scesi". Io e mio fratello in braccio ai nostri genitori, dormienti. Ma la sveglia fu in tempo per andare a mangiare la pizza.
No, pardon, la Pizza.
Per antonomasia. Mai più mangiata una così buona. E poi un gelato che sembrava un cono da cartone animato. Bellissimo (ed immagino buonissimo, ma la memoria non ne serba traccia). Passata una notte, cullati dal rumore della risacca (l'albergo era proprio sul mare, quindi immagino che non fossimo proprio a Salerno città), ripartiamo.
Un altro litro d'olio, un altro pieno e via! La strada? Mah... ricordo capo Palinuro, quindi immagino una via litoranea, l'arco naturale verso Camerota... ed il MARE. Già, il mare... a Salerno la costa era bassa e sabbiosa, come a Rimini, dove andavamo sempre. Ma qui... rocce a strapiombo, faraglioni, roba più da rocciatore che da marinaio!
Ed allora, occhi sgranati sul finestrino aperto, mentre la macchina va. E piano piano il panorama cambia, la strada s'innalza sul mare e passiamo per tutta la sfilza di paesi della costa calabrese. Me ne ricordo uno... Guardiapiemontese (o Soldatopiemontese? boh...), nome ricordo dell'unità d'Italia. In pratica, il buongiorno della Calabria. Sconvolgente, per noi cittadini della pianura padana. La strada non sempre è asfaltata, ai lati c'è una striscia di terra rossa, battuta in qualche modo, con una linea di case basse senza tetto (cioè col tetto piatto, quindi invisibile), da un solo lato della strada, senza finestre ma con tante porte da cui entra la poca aria e luce ed escono a guardarci stralunati (il passaggio di un'auto, per di più di "grossa cilindrata", doveva essere un evento unico!) dall'unica stanza della loro casupola, bambini, donne, galline, capre, perfino un maialino...
Guardando meglio mi rendo conto che il pavimento della stanza (e quindi di tutta la casa) è in terra battuta ed è più basso del livello della strada. Mia madre era convinta che fossero porcilaie, ma mio padre le spiegò che in effetti quella era la loro casa.
L'aria del mare al nostro passaggio solleva mulinelli di polvere. L'impressione che ancora oggi m'è rimasta dentro è di un paese poverissimo, ma che non ha bisogno di nulla di più di quello che già ha. E forse persino più fortunato di noi "respiratori di nebbia".
Ma la costa avanza ed il panorama cambia ancora. Ricordo l'emozione di Scalea... un panorama dall'alto del mare e poi, usando la scala (da cui il nome del paese) l'accesso al mare. E Tropea! Ahh... non potete immaginare com'era, se non ci siete stati negli anni '60.
E poi... Pizzo Calabro. Impressionante. Una piazza meravigliosa, per arte, vista e persone. Anche se non potevo capire, sentivo che era straordinaria, ricordo i lampioni a gas ed il lastricato.
Qui, il primo sciock. In piazza, mio padre si ferma, scendiamo a prendere un gelato ed il cameriere riconosce mio padre, lo tratta con rispetto ma non con deferenza, chiamandolo "Dottore". Per me, il cameriere era l'uomo vestito nel modo più formale che potessi aver mai visto. Primi d'agosto, caldo allucinante, un lùcore abbagliante dal mare e lui? Giacca bianca, farfallino e pantaloni neri lucidi, camicia di cotone bianco abbacinante perfettamente stirata e guanti bianchi! Capelli impomatati e tratto signorile. Scoprii che aveva un fratello che lavorava con mio padre. Anzi: PER mio padre, essendo lui un direttore di qualcosa...
Ma che ricordo ancora, è il gelato. La forma, no. Ma il gusto!! Ho trovato qualcosa di vagamente simile solo a Su Gologone, in Sardegna, moltissimi anni dopo. Un gelato finissimo, perfetto, una barchetta con una pallina al pistacchio, una alla crema ed una al cioccolato. Ma artigianale e fatto la mattina stessa con componenti selezionatissimi da un SIGNOR gelataio. Uno dei più bei ricordi della mia infanzia...
E finalmente, la meta. La casa del collega di mio padre. Mia mamma che prima ancora di farci entrare in casa, copre TUTTO di lenzuola, per evitare che noi inavvertitamente possiamo arrivare a sporcare qualcosa, con le scarpe o con la crema abbronzante. Crema che non mi risparmiò una serie di scottature violente. Ma...
E... basta. Mi fermo qui. Ho già abusato fin troppo della vostra pazienza.
Se siete riusciti ad arrivare fin qui e non vi basta, basta chiedere. Ne ho per altre diecimila pagine...[8)]
E... Si, è una MINACCIA!![:D]