Tratto da un post di F.B. di mia sorella (è insegnante), mi è piaciuto e lo condivido con voi.
Lunedì 3 giugno. Incontro con il deportato n. 82441 dal campo di concentramento di Mauthausen e i nostri studenti. Questo è ciò che ha scritto la mia brava e sensibile collega.
“Non scoraggiatevi, non desistete, non ascoltate i vili che, per tradire più comodamente il loro dovere vi diranno: non serve a nulla. Ridete in faccia agli scettici, ai prudenti, ai maligni, a coloro che vanno in pensione quando sono ancora in fasce.Applaudite o denunciate, ammirate o indignatevi, ma non siate neutrali, indifferenti, passivi, rassegnati. Fate della vostra vita qualcosa che vale.” (Raoul Follerau)
Mi piace iniziare queste note sull’incontro di lunedì 3 giugno con il deportato n. 82441 dal campo di concentramento di Mauthausen, il soldato della Folgore Modesto Melis (Gairo 1920)e gli studenti delle classi quinte dell’Istituto tecnico “Enrico Fermi” di Iglesias, con questa frase di Raoul Follerau.
Lunedì ho visto svanire dagli sguardi dei nostri ragazzi quella patina di neutralità, indifferenza, passività, rassegnazione che spesso mi è capitato di cogliere, specie durante le ore di lezione di storia. Mi sono chiesta tante volte a cosa fosse dovuta. Sono ragazzi “sfilacciati, provvisori, viziati e superficiali” di questa “me-me-me generation” centripeta ed egotica come il Time l’ha recentemente definita? I tipici prodotti di quella cultura del narcisismo della quale parlava già nel ’79 Christopher Lash? Avviluppati in un eterno presente - rigorosamente individuale - che non lascia spazio al passato (e quindi alla storia) e neanche troppo al futuro? Sono stata tentata spesso di cedere a questa convinzione. Ma è troppo forte il suo sapore di pregiudizio generazionale per sposarla fino in fondo.Lunedì mattina, questo vegliardo di 93 anni, con l’aiuto di Giuseppe Mura che di Modesto ha raccolto la testimonianza, raccontandone l’Odissea nell’ accurata e appassionante biografia: “L’animo degli offesi.Storia di Modesto Melis da Carbonia a Mauthausen e ritorno”, mi ha dato la conferma che l’indolenza che spesso troppo superficialmente noi adulti attribuiamo ai ragazzi è solo una placcatura. Ai giovani interessa eccome il passato, se chi racconta è credibile, autentico, vero. E coinvolgente. Se li rende da spettatori, attori protagonisti, passando loro il testimone e investendoli del dovere morale e civile di raccontare domani questa storia, la Storia, ai loro figli e nipoti.E’ stato davvero bellovedere come i ragazzi avessero voglia di sapere, di ascoltare, di chiedere. Come abbiano forse capito dalle parole di Modesto cosa vuol dire sparare ad un uomo “che ha il tuo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore”, più in fretta di lui, senza altro motivo se non l’istinto di sopravvivenza. Cosa vuol dire passare ore e ore in una fogna per depistare l’olfatto dei cani dei miliziani fascisti. Cosa vuol dire essere venduti da un amico in cambio della taglia che i tedeschi hanno messo sulla tua testa.E poi l’inferno del lager. Modesto ha raccontato quell’orrore senza reticenze, senza retorica. Quasi senza emozione, ma con una enorme ansia di raccontare. Inarrestabile, ora. Forse perché per trent’anni nessuno voleva dar credito ai suoi ricordi che invece Giuseppe Mura, ha scientificamente confrontato e dettagliato con i dati degli archivi di Mauthausen. “Quando raccontavo la mia storia, mi dicevano che ero pazzo. Anche a scuola, dove ho lavorato per tanti anni”, racconta Melis. E’ rimasto in piedi per due ore a parlare, Modesto, con un’energia fisica e una forza d’animo stupefacenti. Emblema di un’etica della memoria e della storia che è indispensabile per dare senso e significato a eventi che sovrastano la nostra esperienza personale. Perché se manca il senso della storia a sostenere i valori fondamentali di un’esistenza e di una società si rischia di rimanere vittime di ideologie grottesche, spesso tragiche e devastanti. O più semplicemente perché “la Storia siamo noi: nessuno si senta escluso” (F. De Gregori) Lorella Villaid="brown">

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Modificato da Regoleo il 06/06/2013 alle 15:15:43