Inserito il 04/09/2012 alle: 16:11:01
Fano. Riviera adriatica.
I lavori di ammodernamento dei vecchi locali della cooperativa dei pescatori sono stati ultimati da poco. L’immenso salone che ospita i tavoli e le sedie di plastica, anch’essi nuovi, è fresco e luminoso.
La fila di gente in coda arriva sino alla strada e lì si stempera. Diviene un ‘gregge’ in attesa di potersi accodare mano a mano che, lentamente, le persone avanzano un passo alla volta.
E’ dalle undici e trenta, minuto più minuto meno, che il locale ha aperto. Il menù mensile è sempre lo stesso. Se lo leggi capisci che il lunedi, ci sono i sardoncini marinati all’aceto e l’ascolana di pesce come Antipasto, come Primo gli strozzapreti alla pescatora e di Secondo la grigliata azzurra e l’insalatina di mare….
Sì, sì… ho capito bene, due antipasti, un primo e due secondi e poi un contorno, un quarto di vino e mezza minerale, pane e coperto e… spendi 11 maledetti e sporchi ‘euri’.
“Non posso perdermelo…” penso mentre mi mescolo tra la gente.
Fa caldo e la mia posizione è in pieno sole perché l’ombra ‘comincia’ più avanti.
Davanti a me una coppia di anziani.
Lei con una veste leggera, grigio chiaro, con un motivo floreale bianco e le immancabili ciabatte ‘buone’ che si usano per andare a messa in estate.
I capelli bianchi con qualche ciocca più scura e qualche filo ancora nero sono raccolti e tenuti in ordine da forcine che appena si vedono da quanto le sue mani sono state abili a ‘mimetizzarle’ tra i capelli.
Una borsetta nera con il manico rigido viene tenuta al gomito e ‘protetta’ con l’altra mano.
All’anulare sinistro due fedi, una sua e l’altra del padre o della madre. All’anulare destro un anello di foggia antica che forse le ha regalato ‘lui’…
Lui, nella sua camicia bianca che gli sta un poco larga, le sta a fianco ma un mezzo passo indietro. Forse per galanteria, forse per rispetto. Più probabilmente per farsi condurre perché dopo tanti anni passati ‘davanti a lei’ a ‘prendere tutto il vento’ è da un po’ che è arrivato il momento di starle dietro… lei che ci vede ancora bene mentre gli occhi di lui hanno bisogno degli occhiali… lei che ci sente ancora se le parli da dietro mentre lui ha bisogno di guardarla in viso per ‘capire bene’ e magari stringe anche un po’ gli occhi per… ‘capire meglio’.
Lui che con la mano destra stringe un vecchio amico… si sono incontrati tardi ma ora lui e il suo bastone sono inseparabili.
Avanza di un mezzo passo mentre la zona d’ombra si avvicina lentamente. Il suo cappello fa scudo alla pelle della testa e ai pochi capelli della nuca ma non fa miracoli.
Lei si volta verso di lui e lo guarda seria, quasi accigliata… vuole capire se lui sta bene o se è stanco. Sembra uno sguardo severo ma in fondo intravedo un affetto infinito e l’infinita paura di cogliere qualcosa che non va. Sono ‘fragili’ e sembrano in ansia per ciò che li circonda. Troppa gente, troppo caldo, troppa luce. Tutto è troppo veloce. Eppure il loro ‘cerchio’ è saldo. Sono uniti, vicini mentre percorrono l’ultimo rettilineo del loro ‘circuito’. Quando sarà il mio tempo vorrei avere anche io un ‘cerchio’ forte come il loro da mettere tra me e quello che mi spaventerà quando sarò vecchio.
Sono così intento a osservare tutta quella ‘vita passata’ sui loro visi e a immaginare come ‘è passata’ che non mi sono reso conto che siamo arrivati ai vassoi.
Lei lo prepara anche per lui.
Ci mette sopra le tovagliette di carta, prende i sacchetti delle posate e quelli del pane…. due panini per ogni confezione mica c@77i… poi armeggia con il distributore dei bicchieri di plastica ma si vede che ‘ha manico’… due colpi due bicchieri. Non mi vergogno a dire che se non avessi visto lei io ci avrei messo un po’ di più… non so quanto di più ma… un po’ di più prima di prendere il bicchiere.
Lei non chiede. Nemmeno lo guarda. Prende le vaschette di plastica che contengono gli antipasti poi attende il suo turno per i Primi. Ancora un po’ di attesa per i Secondi. Le bottigliette del vino e quelle dell’acqua… poi le casse.
Mentre si avvicina il momento di pagare lei gli fa una domanda appena sussurrata, tre parole in dialetto… “I la fei?” (ce la fai?).
Lui ha un sussulto… raddrizza un po’ la schiena… “I la fò… i la fò” (ce la faccio) e accompagna le parole con un segno della testa…
“Sono ‘ventidue’…” La cassiera attende paziente che la signora apra la borsa per pagare…. È lei che tiene ‘le chiavi del regno’…
“Ce ne avrà anche messo di tempo ma alla fine ti ha fregato, eh ‘Nonno’? Comunque complimenti per l’appetito… se è proporzionale all’età, io mi vedo messo male…”
Lo penso solo ma mi scappa un mezzo sorriso che la ‘Nonna’ intercetta e ricambia pensando che sia per lei… A pensarci bene non ha torto.
Tocca a me… “Undici… grazie…”. Pago e mi metto in scia ai 'Nonni'.
Il salone è immenso ma anche super affollato… i ‘Nonni’ si stanno dirigendo verso il fondo dove si intravedono sporadici posti vuoti intervallati da tanti posti occupati. Si fermano… esitano e io li supero perché ho visto due posti affiancati e voglio andare a ‘prenderli’… li vedono anche loro ma sono lenti, molto più lenti di me…. Comprendo che non possono sapere che li sto ‘occupando’ per loro.
Deposito il vassoio poi mi volto. Vorrei chiamarli ma loro sono ancora fermi dove li ho superati e si guardano intorno… vogliono due posti vicini vicini.
Incrocio i loro sguardi e rompo gli indugi… faccio un gesto per farli avvicinare. Lei mi guarda e esita poi indica a lui la direzione. Forse il mezzo sorriso di prima l’ha spinta ad accettare il mio invito…
“Grazie..” mi dice mentre appoggia il vassoio. Io mi accomodo nell’unico spazio vuoto tre o quattro posti più in là e li perdo di vista.
Le vaschette di plastica si svuotano velocemente e dopo una decina di minuti i clienti che erano seduti tra noi si alzano e vanno.
Li rivedo. Lui è quello a me più vicino. Di lei intravedo la ciocca di capelli.
Davanti a loro alcuni contenitori di plastica con coperchio… quelli da frigo per intenderci… dentro ci sono le portate che hanno preso al self service, si porteranno a casa quello che non hanno mangiato lì.
Saranno probabilmente la cena della sera e il pranzo di domani e mi vergogno un po’ dei pensieri di poco prima circa il loro appetito.
Ventidue euro divisi per tre pasti fa poco più di sette ‘euri’… ci mangiano in due… tre sporchi e maledetti ‘euri’ e cinquanta a testa. Si sa, i vecchi mangiano poco, hanno bisogno di poco e la pensione è coerente con i loro bisogni per cui... dura poco.
I nostri sguardi si incrociano di nuovo e un cenno di saluto viene istintivo… “Buon appetito….”. “Grazie ho quasi finito…”
Lui non ha parlato. Mi ha solo guardato e mi ha sorriso. Vedo che armeggia con una delle due bottigliette di vino. L’altro ‘quarto’ è nel sacchetto di plastica del ‘supermercatino’… accompagnerà il pranzo di domani.
Sta cercando di aprirla ma non riesce a rompere i sigilli sotto il tappo di alluminio. Passa la bottiglietta da una all’altra delle sue mani ‘rivestite’ di pelle lucida e maculata con scure vene in rilievo, poi riprova ma non riesce.
“Posso?” Chiedo indicando la bottiglietta.
Lui mi guarda e, sorridendo… “Prego. Si serva pure. Se riesce ad aprirla.”
Rimango perplesso e un attimo dopo capisco… lui crede che voglia il suo vino… non ha capito che voglio solo aprire la bottiglietta.
Sto al gioco. Afferro la bottiglietta e fingendo una fatica che non provo… “E’ durissima… con cosa le chiudono? Le saldano?” Ma mentre parlo ho fatto saltare i sigilli tra il tappo in alluminio e la ghiera sottostante.
“Riprovi lei…. Se no 'andiamo a acqua'…” e gli porgo la bottiglietta.
Leggo nella sua espressione ansia da prestazione…
“Forza vecchio… dacci dentro…” penso mentre mi guardo il palmo della mano e ci soffio sopra come a far intendere che un po’ mi fa male.
Lui riprova. Ce la mette tutta come quando stringe il suo bastone e il tappo ‘cede’. Non tradisce la minima emozione e con la mano tremante mi versa un mezzo bicchiere, non per tirchieria ma per abitudine a 'conservare'.
Incrocio lo sguardo di lei… i suoi occhi liquidi, sorridenti e furbi hanno capito l’inganno. Sembrano rimproverarmi, come a dirmi… “Non ingannarlo… lui lo sa che certe cose non gli riescono più…”
Io non mi vergogno e neppure arrossisco, alzo il bicchiere e bevo guardando il vecchio. E mentre bevo penso…
“Siamo uomini ‘Nonna’ e qualche volta ci piace essere ingannati… lo sappiamo ma ci piace lo stesso... fa bene al nostro orgoglio maschio. Magari stasera il maritino, sulla spinta dell’entusiasmo, prova anche qualche ‘numero’ ma se non ci riesce…. non venirmi a cercare, o.k. 'Nonna'?”
Faccio un cenno di saluto, mi alzo e me ne vado. Dopo pochi passi mi accorgo che ho la camicia sporca di sugo e da lì a pochi minuti sarò a pranzo dai miei... è escluso che possa pulirla, è escluso che mia madre non se ne accorga... mi sporco una mano di terra ficcandola in una vasiera e poi la passo sulla macchia. Osservo il risultato... niente male, la macchia di sugo non si vede più e al prossimo lavaggio svanirà come svanirà, forse, il ricordo del Nonno e del tappo.
Sarà che assomigliavano parecchio ai miei vecchi, sarà che con l’età mi sto rinCOLionendo ma mi hanno fatto una grande tenerezza... per fortuna avevo gli occhiali da sole altrimenti sai che figura di nerda[:I]