La Sardegna e le sue miniere
Un viaggio tra storia, conquiste e spettacolari paesaggi
Questa splendida regione conosciuta per lo più per i suoi incantevoli paesaggi, ancora allo stato naturale e un mare limpido, cristallino e immacolato , nasconde delle opportunità turistiche inespresse.
Sul suo territorio dall’età paleolitica venivano sfruttate dall’uomo , non solo le sue ricchezze del mare e della terraferma , ma anche quelle del sottosuolo.
Questa nostra guida , vuole essere un approfondimento culturale e sociale e non solo naturalistico , di ciò che prevalentemente incide sulla popolazione , e del territorio sardo , con la rivoluzione industriale che coinvolge il periodo sabaudo e quelli successivi.
A scrivere l'inizio della storia mineraria della Sardegna , fu un prete, Giovanni Antonio Pischedda, nativo di Tempio. Attratto dagli affari, seguì il padre a Guspini per commerciare in sughero e pelli. Qui conobbe, dagli anziani del posto, la ricchezza dei filoni minerari di Montevecchio, e tanto fece che riuscì ad ottenere, nell'ottobre del 1842, un permesso di ricerca e di scavo per 25 quintali di galena, sul filone di Montevecchio.
Questo fu il primo passo, il Pischedda successivamente con l'imprenditore sassarese Giovanni Antonio Sanna, fondo una società per lo sfruttamento della concessione mineraria fu questo incontro che determinò l'inizio di un'epoca ed il Sanna il personaggio che lo rese possibile.
La storia successiva fu costellata da cambiamenti culturali epocali che porto la popolazione Sarda dei territori minerari e non, a passare da un economia prevalentemente pastorizia ed agricola ad una cultura industriale, conoscendo lo sfruttamento , non solo del suo sottosuolo , ma anche della sua popolazione , e la successiva presa di coscienza delle proprie libertà, e della propria coscienza, che sfociarono negli scioperi che portarono grandi innovazioni sia sociali che lavorative sul territorio sardo.
Lo sciopero dei battellieri, coloro i quali trasportavano il minerale della miniera di Malfidano, avvenne nel 1881.
Poi ci furono gli scioperi spontanei a Rosas nel 1896 e a Lula nel 1899.
A Montevecchio fu organizzato il primo sciopero il mese di Agosto del 1903 e a Buggerru avvenne nel settembre del 1904.
Quest’ultimo fu uno sciopero che noi oggi chiameremmo spontaneo anche se poi la Federazione dei minatori riuscì in qualche modo a guidare i lavoratori che furono caricati dai soldati con le armi in pugno.
Due minatori rimasero uccisi subito. Il terzo, ferito, morì subito dopo. Ad Iglesias nel 1920 durante uno sciopero morirono 7 minatori in uno scontro con i carabinieri e le guardie regie.
I minatori di Montevecchio ricorsero più volte a queste azioni di lotta per rivendicare migliori retribuzioni economiche, attenzioni alla sicurezza e alla salubrità nel posto di lavoro.
In sintesi i grandi scioperi che coinvolsero oltreché i minatori anche la società civile, si concretizzarono come di seguito elencato:
1949, uno sciopero lungo 47 giorni;
1961, l’occupazione dei pozzi contro il Patto Aziendale;
1991, l’Occupazione del pozzo Amsicora per trattare con il Governo Nazionale e Regionale la chiusura della miniera in cambio di nuove occasioni di sviluppo.
Divideremo questa guida in piccoli tour di 4/5 giorni cadauno , che permetteranno ai lettori di approfondire di volta in volta dei tratti di territorio, e delle sue realtà archeoindustriali e culturali .
1 - Il sulcis (disponibile)
2 - Il salto di gessa (disponibile)
3 -
4 -
5 -
6 -
Ruggero
Modificato da peg1 il 17/05/2012 alle 13:21:10